Quando ero piccolo ero appassionato di storia.

Allora la retorica patriottarda era fortissima. La storia contemporanea, a parte quattro frettolose considerazioni sul XX secolo e le due guerre mondiali, equivaleva alla storia del Risorgimento.

Si partiva dal Congresso di Vienna, quando “L’Italia era divisa in tanti piccoli stati”, poi c’era una teoria infinita di “moti”, prima carbonari, poi mazziniani, poi la I Guerra d’indipendenza, poi il “decennio di preparazione”, e infine l’apoteosi con II guerra d’Indipendenza – plebisciti – Spedizione dei Mille e Proclamazione del Regno d’Italia.

Il resto era solo un’appendice: La III guerra d’indipendenza per “liberare” il Veneto, la Presa di Roma, la stessa I guerra mondiale, vista come completamento del Risorgimento per liberare “Trento e Trieste”, e la II Guerra mondiale come “Secondo Risorgimento” con cui veniva descritta la guerra partigiana e l’instaurazione della Repubblica, vittoria postuma di Mazzini. Poi la storia finiva. Anche se erano passati decenni….

In questo quadro tutto l’Ottocento era una continua lotta per l’unità e l’indipendenza in cui tutti gli Italiani erano patrioti, dall’Alpe a Sicilia.

Col tempo andai a guardare come stavano le cose. E scoprii – per esempio – che la Sicilia del 1800 non aveva praticamente MAI lottato per l’unità d’Italia, ma solo per cacciare i Borbone, e quindi per l’indipendenza. Come e perché nel 1860 l’indipendentismo si trasformò in unitarismo schizofrenico meriterebbe un articolo a parte.

Oggi voglio portare soltanto un documento, che fa giustizia del revisionismo neoborbonico. Per la Sicilia il Regno delle Due Sicilie fu solo l’anticamera della conquista sabauda. Stessa slealtà, stesso disprezzo, ma non voglio aggiungere altro. Se non che la nostra “catastrofe” fu il 1816. Tutto il resto è stata una conseguenza.

“Si pretese di dar la legge alla Sicilia; e per sostenere una pretensione così ingiusta, si suscitò la plebe siciliana alla rivolta, si seminò la discordia fra le citta dell’isola, si eccitò una guerra civile, si attentò al dritto della nazione ed alla proprietà dei cittadini, si mancò alla data fede, si trattò la Sicilia come paese di conquista, ed i Siciliani come schiavi comprati sulla costa d’Affrica.”

Buona lettura. Se il testo appare piccolo ne consiglio lo zoom per una più comoda fruizione.

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