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Accordo Musumeci-Conte per 1 miliardo e 740 milioni di tagli alla spesa in Sicilia

E allora ricapitoliamo.

La spesa pubblica pro capite in Sicilia è già tra le più basse in Italia, questo si deve mettere come premessa.

L’economia siciliana è crollata nel 2020 per effetto dei provvedimenti conseguenti alla crisi del Covid19, e con essa il gettito tributario di cui solo una parte viene girata dallo Stato alla Regione per provvedere a quasi tutti i servizi pubblici.

Lo Stato negli anni passati ha strangolato la Regione, costringendola nel 2015 a rinunciare a tutti i crediti tributari che vantava presso lo Stato, e facendola precipitare in un disavanzo pauroso, da ripianare nei prossimi trent’anni. Per capirlo meglio, noi in trent’anni non stiamo “restituendo un debito”, ma stiamo “restituendo un credito” che avevamo, peraltro lo stiamo restituendo dopo averlo già regalato.

Questo disavanzo è comunque una partita puramente contabile, non è un debito vero. Quando i residui attivi sono risultati inesigibili, l’amministrazione ha già fatto fronte in qualche modo a questo ammanco: o con nuovi debiti o con tagli. Quindi si tratta di una partita puramente contabile. Ripianare il “disavanzo” significa solo realizzare spaventosi avanzi che vanno a finire alla Tesoreria unica, quindi in sostanza allo Stato, ma non ne beneficia nessuno.

La crisi del mancato gettito dovuta al Covid (l’abbiamo già detto qui) ha visto la Sicilia come l’unica Regione che non ha ricevuto niente: meno di un quinto pro capite di quanto riconosciuto alla provincia autonoma di Bolzano (30 milioni in tutto).

In queste condizioni il bilancio la Regione non riesce più neanche a chiuderlo, se non a prezzo di sanguinosi tagli, a meno che lo Stato non consenta di spalmare per molti anni questo impagabile (e inconsistente nella sostanza) disavanzo, in modo da tenere la Sicilia sempre al guinzaglio.

Lo Stato “c’è” come dice Provenzano, ma in cambio letteralmente ricatta la Regione: io ti faccio chiudere i bilanci, ma tu in cambio devi:

  1. Rinunciare di fatto a TUTTA la tua autonomia recependo la normativa statale sino alle virgole, molto più delle stesse regioni a statuto ordinario;
  2. Fare tagli spregiudicati alla spesa pubblica, PER I PROSSIMI DIECI ANNI.

Quindi, in sostanza, lo Stato dà come risposta alla crisi in Sicilia, soltanto maggiori tasse (le addizionali saranno sparate tutte al massimo) e maggiori tagli. Lo Stato italiano è la nostra Trojka. L’Italia vuole la MORTE della Sicilia. Non c’è altra interpretazione davanti a questi numeri. Musumeci sigla accordi peggiori di quelli siglati da Crocetta a suo tempo (incredibile vero?). E se la qualità della vita in Sicilia sarà pessima, se non ci saranno soldi né per la raccolta dei rifiuti, né per i trasporti pubblici, né per qualunque prospettiva di sviluppo, sappiamo qual è il nostro problema.

Il problema è che la Sicilia è una colonia di sfruttamento dell’Italia. I Siciliani al potere sono i migliori collaborazionisti di questo sistema, sia che siedano a Palermo sia che siedano a Roma.

Dei parlamentari eletti in Sicilia non ho grandi notizie.

A questo punto anche un grande sciopero fiscale, se ben organizzato, credo sia legittimo secondo il diritto naturale, di fronte a questa palese apartheid alla quale siamo condannati.

Se non mi credete, e se avete stomaco, leggete questa tabella: ENTRO IL 2029 1,74 MILIARDI DI TAGLI!!

Buona lettura: Accordo 2021 per il ripiano del disavanzo (2)

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  1. […] “Quindi, in sostanza – precisa il professore Costa – lo Stato dà, come risposta alla crisi in Sicilia, soltanto maggiori tasse (le addizionali saranno sparate tutte al massimo) e maggiori tagli. Lo Stato italiano è la nostra Trojka. L’Italia vuole la MORTE della Sicilia. Non c’è altra interpretazione davanti a questi numeri. Musumeci sigla accordi peggiori di quelli siglati da Crocetta a suo tempo (incredibile vero?). E se la qualità della vita in Sicilia sarà pessima, se non ci saranno soldi né per la raccolta dei rifiuti, né per i trasporti pubblici, né per qualunque prospettiva di sviluppo, sappiamo qual è il nostro problema. Il problema è che la Sicilia è una colonia di sfruttamento dell’Italia. I Siciliani al potere sono i migliori collaborazionisti di questo sistema, sia che siedano a Palermo sia che siedano a Roma. Dei parlamentari eletti in Sicilia non ho grandi notizie. A questo punto anche un grande sciopero fiscale, se ben organizzato, credo sia legittimo secondo il diritto naturale, di fronte a questa palese apartheid alla quale siamo condannati. Se non mi credete, e se avete stomaco, leggete la tabella che trovate alla fine nell’articolo che trovate qui“. […]

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