Il Labour si sfalda, sparisce, resiste solo in Galles, dove l’arretratezza di quella regione non fa sfondare l’indipendentismo, ma resiste da una posizione “autonomista”, non facendo quindi molto testo.

Diciamo che il risultato del Galles mi ricorda un po’ la Sicilia. L’indipendentismo morale è molto diffuso, ma al momento di tradursi in voto, molti preferiscono depotenziarlo in autonomismo. Non si sentono sicuri al punto da navigare in mare aperto. E un Labour , altrove in ritirata, ne ha fatto una bandiera che ha consentito di salvare almeno una trincea.

Per il resto è crollo dappertutto.

Ci sono contee che detenevano dal 1925… Anche nella cosmopolita e globalista Londra il sindaco musulmano salva la poltrona ma con una rimonta impressionante dei conservatori.

Perché?

Cosa è cambiato dai “gloriosi” tempi del “New Labour” di Blair?

La mia interpretazione è che la “sinistra” britannica ha subito lo stesso percorso che dagli anni ’90 in poi (con alcuni segnali di smottamento precedenti) hanno subito tutte le “sinistre” europee: da partito dei lavoratori a partito delle banche d’affari. Per darsi una “patina” di sinistra, hanno dirottato il concetto di progresso, il “sole dell’avvenire”, sull’europeismo (perché il nazionalismo, si sa, è “di destra”), sull’immigrazionismo (perché tutelare gli autoctoni è in odore di “razzismo”), sui “diritti” (cioè sull’agenda LGBT, su un femminismo conflittuale e isterico e su altre battaglie nel denominatore comune dell’individualismo, della distruzione della famiglia e finanche della vita biologica degli esseri umani). Punto. Per il resto sono stati gli alfieri dell’agenda globalista di destrutturazione dell’intero Occidente. In questo Blair ha avuto il “merito” di cancellare in un colpo tutta la tradizione “rossa” del suo Paese e di fare il salto definitivo, come Zapatero in Spagna o come più lentamente è accaduto anche in Germania, Francia, Italia,…

Sul momento il “popolo di sinistra”, tenuto insieme dall’abitudine, dalla propaganda, dal pregiudizio culturale, continua a seguire i propri leader, a credere nei sogni che questi spacciano senza ritegno. Poi, a poco a poco, man mano che il portafogli si svuotava, che le pensioni non venivano adeguate, che i figli non trovavano lavoro stabile, che gli ospedali chiudevano, è subentrata una disillusione, degenerata nel disimpegno o nell’abbandono. Qualcuno, capace di alzare anche un po’ la testa al di là dei problemi quotidiani, restava anche basito dal fatto che dove c’era da “esportare” una democrazia o opprimere un popolo, là la ex-sinistra era sempre in prima linea, superando in curva la vecchia destra.

Certo, troverete oggi gli errori di Corbyn, l’oscillazione tra “remain” ed “exit”. Ma queste sono spiegazioni contingenti.

La spiegazione strutturale è che la sinistra tradizionale ha perso definitivamente il proprio ruolo storico. È tenuta insieme, dove governa, solo dal potere e da quella parte di economia deviata che lucra dal parassitismo, come dalle nostre parti ad esempio tutto il business dell’accoglienza, o quel che gira intorno a mascherine-tamponi-vaccini & co. Ma una volta che questa “gang” perde il potere, sparisce o diventa per sempre estremamente minoritaria. È successo in Ungheria. È successo in Russia, dove la sinistra “liberale” è stata fatta fuori da quella vetero-sovietica, che invece ha ripreso fiato. È successo in Francia, in Germania, forse anche in Italia, dove pure tenuta insieme dal collante del potere e dall’impossibilità di ricambio, tiene a stento il 18%, pur avendo a disposizione quasi tutti i giornali, tutti i sindacati, la Confindustria, tutti i cantanti, artisti ed “influncer”, tutte le televisioni, e persino un’epidemia che, come dice l’atroce attuale ministro pro-tempore della “salute”, doveva “rafforzare l’egemonia della cultura di sinistra”. A guardare con la lente d’ingrandimento in questa nominale “sinistra” non è arruolato solo il vecchio personale socialdemocratico o euro-comunista, dal rosa al rosso fuoco del Dopoguerra, ma, in gran forze, tutto il centro-sinistra di derivazione cattolica (o spacciata per tale). Il “mix” che ne è derivato è un rosa-fucsia, ma questo è stato detto, non mi interessa più di tanto in questa sede.

La sostanza è che, con tutto l’immenso potere e risorse di cui dispongono, stanno sparendo.

Per vincere resta loro un’ultima possibilità, fare come negli USA: brogli!

Veniamo ora ai  cd. conservatori. Stravincono, ma solo nell’Inghilterra propriamente detta. Ambigui, globalisti anche loro, hanno cavalcato la Brexit sfruttando la loro posizione di forza, e il successo economico conseguente all’uscita dalla UE (la UE è un “diserbante” così potente, che il solo uscirne fuori fa balzare in avanti tutti gli indicatori, persino con il collasso pandemico del 2020).

Ma, attenzione, anche loro, in tono minore, non sono poi così diversi dai Labour. Hanno schiacciato per tempo Farage e i veri sovranisti britannici. L’inganno durerà a lungo. Perché non è facile sostituire chi il potere lo ha. Gli inglesi credono che Johnson sia “sovranista”, come gli italiani, molti italiani, credono che lo sia ora Salvini ora la Meloni. Fuffa per allocchi. Solo che, a denti stretti, devo dire che la loro fuffa è un po’ migliore di quella che si trova dalle nostre parti.

I “conservatori” di tutta l’Europa sono antropologicamente molto interessanti. Non ostacolano una “cippa” all’agenda tenuta saldamente in mano dai “dem”. Si limitano a fare da retroguardia per tenere buoni i gonzi non ancora del tutto assuefatti al nuovo ordine. Ma, le poche volte che tocca a loro governare, pigiano l’acceleratore sull’agenda economica, quella della destrutturazione dello stato sociale e delle privatizzazioni selvagge, lasciando alla sinistra il compito, questa volta, di fare “melina”. In realtà sono un partito unico, che a senso alternato, fa il lavoro sporco per conto terzi. Gli Inglesi, come molti altri popoli, non l’hanno ancora capito. Non credo però che l’inganno potrà durare in eterno.

E veniamo alla Scozia. Beh, lì non c’è nulla da dire: la Sturgeon sta facendo piazza pulita. Se continua così nessuno potrà fermare, se non per qualche anno, il desiderio di indipendenza della Scozia. In quel Paese il malcontento è stato dirottato tutto verso l’indipendentismo, il quale – va detto – è però nelle mani di una versione estrema dei “sinistri” di tutta Europa: europeisti e globalisti al massimo grado. Ma siccome non governano a Londra, sono “vergini” dalle peggiori responsabilità.

Sono nelle mani giuste gli Scozzesi? Da indipendentista devo dire che ne dubito molto, moltissimo. Tra SNP e Verdi indipendentisti, secondo me il termine giusto, più che “indipendentisti”, è “irredentisti”. Vogliono separarsi dall’Inghilterra, ma vogliono conquistare l’indipendenza per un solo giorno, e l’indomani perderla subito per consegnarsi mani e piedi al mostro europeo. Se raggiungeranno il loro obiettivo avremo una Grecia in pieno Mare del Nord?  O è solo una tattica, per sganciarsi intanto dal Regno Unito, senza crearsi troppi nemici, in modo “politicamente corretto”, e poi si vedrà?

Rispetto in ogni caso la volontà degli Scozzesi. Forse non hanno scelta. Forse gli Scozzesi oggi non capirebbero un indipendentismo vero, o ne sarebbero spaventati. E allo SNP non serve un indipendentismo minoritario; è già difficile vincere così. Sospendiamo quindi il giudizio e facciamo loro gli auguri intanto. Mi sembra solo che stiano firmando pericolose cambiali sul loro futuro, mi sembra che stiano mandando al potere una delle classi politiche più turbo-mondialiste del mondo, che potrebbe solo distruggere ciò che resta della Scottish Civilization. So che questo parere non piacerà a molti indipendentisti siciliani, ma c’è ancora libertà di pensiero, no? Chissà, vedremo. La loro esperienza sarà utile anche per noi,

 

Un pensierino finale alla Sicilia lo facciamo sempre, per paragone con questi regionalismi/indipendentismi?  Cose d’attualità? Come mai, ad esempio, non parlo di “ponte”, visto che Musumeci e il governo italiano ne parlano e pare che sia al centro dell’agenda? Semplice, non mi va di parlare di cose che non siano serie. Quando ho letto che questo dovrebbe sventrare il centro della città di Messina ed essere fatto tutto di soldi pubblici ho voltato pagina.

Se fosse una cosa seria sarei molto preoccupato, perché la Sicilia ha bisogno di allentare i propri legami con l’Italia per risorgere, non di stringerli. Qua siamo in presenza di un Presidente della Regione espressione della classe politica feudale forzista in affanno, bisognosa di una meravigliosa “idea” da vendere per le regionali. Quanta fantasia però! Il resto è gioco delle parti: Draghi ha bisogno del cavaliere per non dipendere troppo da Salvini e cala la testa a tutto.

Ma il problema serio oggi è un altro: dare una rappresentanza indipendentista all’ARS e togliere questa palma agli “autonomisti” alla De Luca o ad altri “portatori d’acqua” che cercheranno di appropriarsi del diffuso indipendentismo culturale, per andarselo a vendere a Roma. La lezione del Galles è a due passi. Non dobbiamo fare quella fine. Tra l’autonomismo alla “gallese” e l’indipendentismo globalista alla “scozzese”, saprà la Sicilia esprimere un “indipendentismo sovranista e antisistema”?

La vedo dura, non mi faccio illusioni, ma allo stesso tempo non vedo alternative.

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