Ci si alza la mattina e svogliatamente si fa zapping. L’occhio cade sulla rassegna stampa di Rai News. La rassegna stampa di Rai News è un evidente strumento di propaganda del regime, però “al quadrato”. Non solo perché le uniche “notizie” (se possiamo chiamarle così) sono le veline del regime, ma anche perché riporta le prime pagine di una ventina di giornali tutti uguali, che danno la stessa notizia, con la stessa morale o punto di vista, dove è persino difficile cogliere qualche sfumatura o accento diverso.

In realtà credo funzioni così. L’agenzia di stampa ufficiale, l’ANSA, proprio come nei regimi che si rispettano, decide dapprima “cosa è successo oggi”.

Il giornalista poi non fa nessun tipo di indagine o analisi. O si limita a copiare-incollare o, quello bravo, si sforza in esercizi retorici, tipo i vecchi buoni temi della scuola dei nostri tempi, in cui, ferma la notizia, si ricama sul tema con belle parole.

Il risultato è che non ci sono più notizie. i TG si sono sfasciati per sempre il 31.01.2020. Da allora il disco si è incantato. Ora funziona così: c’è la “notizia permanente”, alla quale è dedicato uno spazio che va dal 75% al 100% della “disinformazija” di regime; e poi, se proprio è necessario, si ritaglia un 5% circa (che in casi eccezionali può arrivare al 25%) per ineludibili fatti di cronaca o temi ideologici secondari cari al regime. Questi possono essere gli europei di calcio, la morte di questo o quel cantante o altra celebrità (che di questo tempo cadono come le pere mature), l’alluvione in Germania, o – frettolosamente – qualche celebrazione mondialista o europeista tipo riunione G20, “la Merkel” ha detto questo, la “Von der Leyen” quest’altro, e la “Lagarde” che ci dobbiamo castrare o qualcosa del genere.

Poi, tolti questi fastidiosi intervalli, c’è solo e sempre la “NOTIZIA”. L’unica grande vera notizia. Che non fa notizia, ma che ci deve essere ripetuta ogni giorno, fino a che il destinatario non cede le armi e la smette finalmente di pensare.

Beh, non è del tutto vero. C’è anche qualche altra interruzione. Ogni tanto bisogna dare spazio a uno dei temi transumanisti che stanno in agenda, secondo sapienti mix che vengono decisi chissà dove. Per ora la parte del leone la fa la destrutturazione della naturale bipartizione in sessi della società, oggetto di un folle attacco senza precedenti: un giorno ci dicono che dire “signore e signori” non è inclusivo, un altro che senza il DdL Zan gli omosessuali sarebbero impiccati impunemente su pubblica piazza. Ma non è l’unico tema, ce ne sono altri “evergreen”: dalla “pietas” verso il povero migrante che qualcuno (chi?) ha deportato nel lager libico, a quanto è “green” mangiare la pizza condita con gli insetti, alle magnifiche sorti e progressive del tracciamento totale e dell’abbandono del contante, e poco altro ancora. Il regime per ora ha tre o quattro fissazioni, non ha poi molta fantasia.

In primo piano, comunque, la “notizia”: prima solo il terrore, poi il terrore più la necessità del vaccino, poi il terrore più la necessità del vaccino e del “tesserino sanitario permanente” (se no, “non ce ne usciamo”). E infine la caccia all’untore, ai seguaci del fantomatico Emmanuel Goldstein (mitico oppositore del regime orwelliano) che, nonostante tutti gli sforzi del regime, sono sempre presenti e numerosi, contro cui dedicare giornate “dell’odio”.

Il costrutto del regime di propaganda è talmente semplice, direi quasi infantile, che ormai è proprio allo scoperto.

Obiettivo dello stesso è fare capitolare la mente del telespettatore con una tecnica di martellamento continuo. Non fargli fare più troppe domande sulle infinite contraddizioni dello stesso “verbo”: vacciniamo i non vaccinati così proteggiamo i vaccinati, per dirne solo una. Non si deve pensare, si deve credere, e ci si deve accecare di odio e di passione, a (tele-)comando naturalmente.

Ci sono però dei problemi in questa agenda, nonostante la disponibilità infinita di risorse finanziarie dei danti causa, e nonostante il cartello mediatico che lascia pochissimi pori (ad esempio, sul green pass, non SE ma solo QUANTO E DOVE sono l’oggetto di dibattito tra i principali burattini politici italiani).

I punti di debolezza sono dati dalla stessa struttura liberal-democratica degli stati, ereditata dal passato, e il fatto che ci sono milioni di persone che si ostinano a ragionare e a dissentire.

Vero è che tutte le costituzioni sono state sospese, ma sono ancora là, teoricamente. Ci sono ancora magistrati e garanti che ogni tanto si svegliano dal torpore o dal terrore di ritorsioni e le fanno valere. Un bel pasticcio insomma.
E allora è partito l’attacco frontale alla democrazia in quanto tale, intanto dalle colonne dei giornali di regime, poi si vedrà. Adesso la democrazia, quella vera, sarebbe “fidarsi di chi sa”. E chi è che “sa”, di grazia? Quelli che il regime dice che “sanno”, naturalmente.

E chi può contestare questo sapere unico, c’è qualche controllo? Solo chi appartiene alla cerchia di “chi sa”, con quattro lauree e il bollino blu in teoria potrebbe farlo, ma sappia comunque una cosa, che se contesta quelli che il governo dice che “sanno”, non potrà più esercitare la professione, lo esporremo al linciaggio su pubblica piazza, e gli leveremo le quattro lauree e il bollino blu.

E questa sarebbe la “democrazia” di oggi….

Il problema è che – non dico la maggioranza – ma una minoranza sempre maggiore e rumorosa lo capisce ugualmente. 

Anche se sono sparite dai TG la pagina economica, quella politica vera, quella di politica internazionale, etc. quelle contraddizioni arrivano. Con decine di milioni di nuovi poveri in Europa, c’è qualcuno che comincia a collegare la propria disgrazia con lo stato di perenne emergenza. 

Si cerca di combatterli con la chiusura dei Social (sarà FB, il padre di tutti, a chiudere tra poco per primo), perché i democratici, sono talmente “democratici” che odiano qualunque spazio di discussione, che sia un social o il bar, dove magari non entri senza tesserino, e magari stai all’impiedi due secondi e vai via.

Si cerca di combatterli anche con gli “sbufalatori” di mestiere, i “fact checker indipendenti”, che convincono naturalmente, o rassicurano solo qualche ipnotizzato di tanto in tanto turbato nel suo felice sonno da un po’ di coraggiosa controinformazione, e bisognoso di rassicurazioni. Sui quali “sbufalatori” vorrei dire una cosa. Ai bambini andrebbe insegnato dalla prima primaria, anziché le porcherie prossime venture, che non esiste nulla di gratis, che non esiste alcun lavoro non retribuito, nessuno ma proprio nessuno. Il fact checker è un lavoro, come tutti gli altri. A tempo pieno. E questo lavoro qualcuno lo paga. E, visto che non lo paga il pubblico, sarà qualche privato a farlo. E se c’è un privato che paga, il fatto che siano “indipendenti”, è la più grande mega-bufala che si sia mai sentita. Ma secondo voi perché io aggiorno questo blog solo una o due volte a settimana? Mi piacerebbe farlo ogni giorno, ma nessuno mi paga per farlo e negli altri giorni devo lavorare per vivere. Se non capiamo questo, siamo messi peggio dei bambini dell’asilo.

E comunque non ce la fanno lo stesso. E allora stando pensando di passare alle maniere forti. Alla buona vecchia sana violenza economica e fisica contro i dissidenti. Che però sono troppi. E in ogni caso le risposte violente sono segno di fragilità, e non forza.

Le elite hanno dichiarato guerra all’umanità, ma noi non dobbiamo arrenderci, se non altro prima di aver lottato sino al nostro ultimo fiato. Anche perché la vita da servi o la malattia che ci attende, forse la morte, non è un’alternativa. Noi siamo miliardi, loro pure, ma la maggior parte di “loro” sono poveretti manipolati e instupiditi dalla propaganda. 

Noi vinceremo, è solo questione di tempo.

E nel frattempo chi tra di noi ha qualche studio in più deve costruire una nuova ideologia, né socialista né capitalista. 

Abbiamo bisogno di una nuova utopia che guidi l’azione umana e che si traduca in prassi.

E questa non la vedo altrove se non in un conservatorismo umanista. 

Perché solo “conservando ciò che è giusto”, senza rinnegare il vero progresso e la vera libertà, potremo difendere la dignità e la libertà delle persona umana dai molteplici tentativi di ridurci a “bestiame (semi-)intelligente”.

Parafrasando la rivoluzione francese, paradossalmente:

Alle armi, cittadini!

 

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