È bene dire subito che quello che sta succedendo in questi giorni in Regione, nell’indifferenza pressoché generale peraltro, non ha precedenti nella storia vicina e lontana di questa tormentata Terra.

Era il 2015, quando – per molto meno – avevo intravisto un disegno criminoso che avrebbe condotto la Sicilia al collasso economico e finanziario in breve termine.

Da allora siamo scesi di parecchi gironi nell’inferno finanziario, in un avvitamento senza fine.

Nell’era pandemica (riporto semplicemente quello che graziosamente ci promette la Von der Leyen), anziché ristori o interventi pubblici anticiclici degni di questa economia di guerra, la Sicilia sembra occupata da un corpo militare straniero che saccheggia e impone riparazioni.

Persino la Grecia è trattata meglio dai tedeschi e dalla UE. La violenza con cui si abbatte la politica italiana non conosce soste o cambiamenti di colore.

 

Riepiloghiamo:

Siamo a marzo e non abbiamo il bilancio di previsione 2021-23. La Regione è paralizzata.

Non abbiamo neanche l’assestamento del 2020, che anzi, fatto in fretta e furia, è stato impugnato dal Consiglio dei Ministri che sembra abbia un preciso disegno per fare saltare la Sicilia a gambe all’aria, forse per poi farle invocare la Revoca dello Statuto.

Ma, peggio ancora, non abbiamo neanche il rendiconto del 2019, né il bilancio consolidato del 2019.

Non abbiamo niente! Nessun documento finanziario degno di questo nome. Si naviga letteralmente a vista. E non ci sono perché con le “riparazioni” imposte dall’Italia i bilanci non chiudono. Non ci sono risorse per far fronte a servizi pubblici essenziali o per pagare semplicemente gli stipendi.

Lo Stato, infatti, ha imposto 1,7 miliardi di tagli in dieci anni (non male per essere nell’era pandemica) e stanziato per contro la cifra irrisoria di 30 milioni per il presunto mancato gettito dovuto alla crisi del 2020.

Lo Stato annuncia concorsi per svecchiare la P.A. e investimenti in tecnologie informatiche, mentre la Regione fiaccata e svuotata da decenni di blocchi di assunzioni, annuncia un nuovo blocco del turn-over, affidandosi ormai sempre più a società di servizi esterni per le normali e più vitali pratiche burocratiche.

Il disavanzo pauroso che causa tutto è in ultimo soltanto una partita contabile, cui non corrispondono residui passivi da saldare a breve, ed è causato in buona sostanza dallo Stato stesso, che indirettamente ha imposto alla Regione di cancellare tutti i residui attivi corrispondenti alle entrate tributarie che spettano alla Regione e che sono stati incassati dallo Stato.

La Regione dovrebbe accertare sui contribuenti siciliani, ma non può, perché lo Stato tiene stretto l’accertamento, e anzi da poco ha scippato anche la riscossione alla Sicilia.

Però se la Regione accerta allo Stato, questo ricusa di essere il reale soggetto passivo e pretende l’annullamento degli accertamenti, facendo andare ogni anno la Regione in disavanzo, disavanzo che poi deve “pagare” con umiliazioni pubbliche e tagli lineari a tutti i servizi, nonché facendosi telecomandare e commissariare da Roma per ogni atto di spesa.

 

La Regione è fallita, non giriamoci troppo intorno! Lo Stato è riuscito, con la violenza, con l’astuzia, ma soprattutto con la collaborazione delle istituzioni regionali di volta in volta in carica, non solo a togliere di fatto ogni autonomia (Altro che speciale! Sto parlando di quella ordinaria), e a commissariare la Sicilia peggio di una colonia, ma letteralmente a strangolarla a morte.

E tutto questo nella inconsapevolezza della maggior parte dei cittadini siciliani, direi quasi nella ignavia, pure in preda alla disperazione, mentre la stessa Italia è letteralmente in ginocchio ed è autocommissariata dall’uomo delle banche.

 

Inutile entrare nella cronaca dei fatti, delle piccole responsabilità. Ormai, al di fuori dell’indipendenza, non c’è più nulla da fare.

Sarebbe migliore uno statuto ordinario? A questo punto non lo so. Non credo che l’Italia tratterebbe meglio la Sicilia se le sue istituzioni fossero dipendenti direttamente dai trasferimenti romani. Non lo ha mai fatto del resto. Non lo fa nelle poche funzioni non passate alla Regione. Perché dovrebbe farlo domani, quando essa stessa è in stato di dissesto?

È normale comunque domandarsi persino se sia utile continuare con questa farsa di parlamento regionale, di governo regionale, di finta autonomia.

Si doveva iniziare dal prendersi le funzioni tributarie e di polizia. Questo è il vero autogoverno, il resto sarebbe venuto dopo. Noi invece ci siamo fatti dare le funzioni, cioè le spese, senza avere le corrispondenti entrate. Come può mai funzionare?

C’è quasi un vero e proprio odio delle istituzioni italiane contro la Sicilia, un rancore per quella che poteva e voleva essere una Nazione a sé e non si è voluta rassegnare ad essere una provincia d’Italia. Siamo alla “malasignorìa” italiana. E anche qua abbiamo i “ferracani”, cioè i collaborazionisti traditori che si prestano a questa mattanza.

 

Quando mai la Sicilia dipendente dall’Italia è stata bene nella storia del resto? La risposta è MAI! Né nel Medioevo, quando l’Italia era rappresentata dal potere temporale della Chiesa e dagli Angioini, né nell’Antichità, quando l’Italia era l’Impero Romano, né nella contemporaneità, quando per l’Italia siamo buoni solo per farci succhiare il sangue.

 

Forse però dovevamo fare al contrario: PRIMA avere un partito indipendentista forte, e POI con questo conquistare l’Autonomia, che piano piano ci avrebbe condotto all’indipendenza. E invece che è successo? Che pochi eroi con le armi in pugno hanno conquistato l’Autonomia e l’hanno affidato democraticamente ad un popolo che non la voleva, o che non era stato ancora emancipato dalla servitù del bisogno e dell’ignoranza, e che ha espresso a maggioranza nell’urna i peggiori nemici della Sicilia, che dell’Autonomia ne hanno fatto carne di porco e che ormai ce la stanno facendo togliere.

 

Io non mi fascerò la testa se queste vestigia di pseudo-autonomia dovessero saltare, ve lo confesso. Ormai sono diventate solo la corda alla quale ci stanno impiccando.

Ma se ce la dovessero togliere o se la Sicilia dovesse fallire straccerò la tessera elettorale.

I doveri del cittadino, cioè la fedeltà alla Repubblica e di osservanza di Costituzione e Leggi, di concorso alla spesa pubblica e di difesa della patria, non ci riguardano più. Ne siamo moralmente sciolti.

Finché l’Italia non ripristinerà lo Stato di diritto in Sicilia li adempieremo solo per la minaccia delle sanzioni e per la repressione. Ma saranno e sono estorsioni e rapine, non doveri morali.

 

Io non sono più Cittadino Italiano. Io sono Siciliano; per ora suddito coloniale. Punto.

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