(immagine tratta da livesicilia.it)

Non è facile adattarsi a vivere in condizioni di guerra permanente. È vero. Rimpiangiamo i tempi di pace, ormai lontani, e non sappiamo quando questa guerra finirà, se finirà prima che noi ce ne andremo, o se ci resteranno solo lunghi anni da vivere in trincea.

Ma di che guerra sto parlando?

Della guerra delle élites contro i popoli. Una guerra che è iniziata in modo strisciante, una specie di guerriglia, con la Caduta del Muro di Berlino, poco più di 30 anni fa. Per 30 anni circa, durante la cosiddetta Era della Globalizzazione, ci hanno logorato, hanno instillato il loro veleno goccia dopo goccia, confidando sul fatto che chi fosse nato dopo quella data, o chi a quella data era troppo giovane, alla fine avrebbe perso memoria del “mondo di prima”. Mondo che non era certo il paradiso. Era la storia, con tutte le sue luci e le sue ombre. Ma almeno allora il protagonista di questa storia era l’uomo, in tutte le sue sfaccettature. Chi è ancora abbastanza giovane e lucido da ricordarsi benissimo cosa significava vivere in un mondo libero, ed anche abbastanza coraggioso da ergersi contro la marea montante, viene fatto oggetto ora di una campagna specifica di delegittimazione anagrafica. I giovani, proprio perché ancora giovani, hanno più coraggio, più impeto, ma spesso minore esperienza, minori anticorpi culturali per difendersi dalle strumentalizzazioni. E tanto più sono o diventano ignoranti, e tanto più indifesi sono.

I lupi si travestono da agnelli, propongono loro (come facevano con noi in fondo, ma in modo molto più devastante e profondo) modelli distopici e delegittimando chi può avvertirli del pericolo. La storia è iniziata prima, già nel “mondo libero”, quando il 1968 (ero appena nato) vide scagliare quelli che oggi sono ormai vecchi contro le generazioni precedenti, defininendole “matusa”. Forse non era mai successo prima d’allora. Il rispetto per gli anziani era stato sempre un valore presso tutte le società. Ma quella degli anni ’50, o ’60 o ’70, era ancora una moda superficiale, incapace di scalfire la roccia di una cultura antropologica sedimentata nel tempo.

Ora è diverso. Gli ex contestatori (di poco più grandi di me) sono stati additati, quasi per contrappasso, come boomer, tecnicamente figli del baby boom del Dopoguerra, ma – come retropensiero – “andati di testa”, “retrogradi”, e simili. Ma non tutti, attenzione. Solo quelli che osano opporsi al “nuovo che avanza”, ricordandosi la gioventù, facendo 2 + 2 e sentendo la puzza di tartufo. Chi invece è ben inserito, “embedded” direbbero in America, come il mio quasi omonimo burocrate regionale messo a pilotare la campagna vaccinale in Sicilia, quello no: quello è un “competente”.

Nel 2020 la dichiarazione formale di guerra. Evidentemente non c’era più tempo da perdere. In un colpo solo tutte le Costituzioni dell’Impero “occidentale” cadono come un castello di carte. Fuori dall’Impero (del male?), altri regimi autoritari replicano su scala minore più o meno la stessa storia, in modo ora più truce, ora più blando. Con un disegno a lungo preparato, le voci dissonanti sono messe a tacere. L’agenda, ormai abbastanza chiara, va avanti. Stanno vincendo senza combattere? Non esattamente. Non stanno incontrando alcuna resistenza? Ne stanno incontrando moltissime. Per quanto disorganizzati, con meno forze, quasi impossibilitati a comunicare gli uni con gli altri, gli “oppositori”, i “resistenti”, sono molti di più di quelli che si aspettavano, anche se purtroppo non sono la maggioranza.

L’attacco avviene su molti fronti. È un attacco globale. L’agenda è tutto sommato piuttosto semplice:

  1. Devastare le imprese e i mercati, favorendo l’impoverimento generalizzato, il debito eterno e impagabile, la precarietà esistenziale, la sussistenza con elemosine di stato, e la verticalizzazione dell’economia in pochissime grandi imprese big tech,
  2. Recidere ogni legame con il passato, che va “riscritto”, bandire la cultura umanistica, “tecnicalizzazione” del poco sapere rimasto, bandito il pensiero critico, esaltazione della volgarità e della superficialità,
  3. Distruggere Stati, costituzioni, libertà, elezioni, o ridurle a insignificanti e vuoti paraventi,
  4. Spezzare quanto più possibile ogni forma di comunicazione libera delle persone tra di loro, ogni forma di socialità, facendo diventare quanto più possibile la “ggente” una massa informe, fobica e psicopatica,
  5. Distruggere ogni forma di identità, nazionale o locale, ogni senso di appartenenza ad un gruppo umano, favorendo la “miscellanea” di esseri umani culturalmente amorfi e apolidi,
  6. Svuotare del tutto le religioni, in particolare quella cristiana, delegittimandole, confinandole fuori da ogni ambito sociale e, laddove ineliminabili, infiltrandole con agenti che ne snaturino ogni richiamo a principi etici di “diritto naturale o divino” in contrasto con l’agenda,
  7. Distruggere, fin da bambini, ogni possibile identità sessuale, e con essa ogni possibilità che si formino nuclei familiari stabili potenzialmente produttori di nuova umanità,
  8. Tracciare tutta l’esistenza degli esseri umani superstiti, sotto ogni profilo (spostamenti, sanità, risorse),
  9. Sostituire dovunque l’artificiale al naturale, per alienare sempre più gli uomini dalla loro più intima essenza,
  10. Sostituire dappertutto il “brutto”, che diventa canone estetico generale al posto del “bello”, ghettizato e vilipeso,
  11. Demonizzazione e ghettizzazione del dissenso (reductio ad hitlerum) o creazione di contenitori ad hoc che lo incanalino e lo depotenzino.

Tutto qua? No, questo è solo l’antipasto.

Il cuore del programma è un altro: lo sterminio, lo sterminio di massa.

Laddove non arriva la “corruzione dei costumi”, deve arrivare la chimica e la bioingegneria. Come dice l’attuale ministro della transizione ecologica, dobbiamo ridurre la popolazione mondiale a 3 miliardi, non uno di più. E i restanti 5? Non so, avranno qualche progetto di eutanasia ben studiato.

L’esaltazione come valori dell’eutanasia di massa o dell’aborto di massa possono sì aiutare, ma non pare siano decisivi. E nemmeno la promozione di stili di vita insalubri come il ricorso massiccio a sostanze stupefacenti…. Non bastano, non bastano. Ci vuole troppo tempo così.

Qualcuno potrebbe accorgersene, qualche paese potrebbe ribellarsi (già succede, abbiamo qua e là una bella lista di “stati canaglia”). Bisogna fare più in fretta.

E allora? E allora avveleniamoli tutti. Nella peggiore delle ipotesi li renderemo sterili, così dopo una generazione avremo comunque risolto il problema. Nella migliore gli effetti dei nostri trattamenti “di salute”, si faranno sentire molto presto; tra effetti diretti (l’avvelenamento di per sé o l’introduzione di virus geneticamente modificati e progettati per “uccidere”) e indiretti (le mancate cure, sia degli stessi virus che introduciamo, sia di qualunque altra malattia), si potrebbero ottenere presto ottimi risultati.

Non è così semplice però. Non sta andando tutto liscio…

Le “pecore”, per quanto secondo loro stupide e impulsive, non rispondono bene ai comandi, specie ai confini dell’Impero.

Si preannuncia quindi, già nel prossimo autunno, uno scontro titanico. Loro non possono mollare, sarebbe per loro la fine; per loro e per la catena di ruffiani e traditori che ne costituiscono la cinghia di trasmissione fino ai livelli locali. Noi però nemmeno. La reazione sarà nelle piazze, nelle urne, nelle aule dei tribunali, e nel privato giorno per giorno. Ogni volta che metteranno un obbligo in più, non disperate, non disperiamo. Potrebbe essere tanto un segno di consolidamento del regime, quanto un segno di disperazione.

Così mi piace leggere il tentativo di fare un golpe nelle scuole, per costringere quelli che, senza pudore, sono chiamati i “disertori”, i “renitenti”, i “latitanti”, a farsi iniettare il siero velenoso. E, di passaggio, imporre lo stesso trattamento agli studenti, minacciando le più severe discriminazioni contro i resistenti.

Non arrendiamoci, non ne vale la pena. Se ci arrendiamo non avremo la vita tranquilla di un animale al pascolo. Potremo farla franca quest’anno o per qualche anno, ma prima o poi la sequenza che si preannuncia infinita di punture arriverà allo scopo. Se ci arrendiamo per noi c’è solo la MORTE. Quindi non abbiamo nulla da perdere.

Sono fiducioso, ci sono segnali di crepe nel sistema. Da qui a Natale potrebbe crollare tutto. Non facciamo caso alla maggioranza silenziosa che nulla ha compreso, che ancora crede che pochi centimetri di fastidiosa stoffa o carta sulla faccia salvino la vita. Compatiamoli. La responsabilità è sulle nostre spalle. Di quelli che abbiamo capito. Non è detto che vinciamo e non è detto neanche che perdiamo. A Scuola, soprattutto, si preannuncia una battaglia campale.

L’unica certezza è che dobbiamo resistere, ad ogni livello. Perché non c’è alternativa. Se dobbiamo vivere tutta la vita che ci resta in guerra, dobbiamo essere pronti a farlo.

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