Cambiare le cose è difficile, lo sappiamo. Ma se lo si vuole fare senza alcuna intelligenza politica il difficile diventa semplicemente impossibile.

Riepiloghiamo. La Sicilia è letteralmente in catene, asservita tanto da sfruttatori esterni quanto da una classe politica (e spesso dirigente) del tutto asservita a tali interessi o con piccoli, meschini, interessi personali, incapace di vedere un “bene comune nazionale siciliano”.

Non difesa da nessuno, la Sicilia è terra di nessuno.

Per difenderla ci vuole un “braccio armato” (attenzione! nessuna pistola, intendo “che fa sul serio in politica”). Un vero e proprio “partito”, plurale, democratico, inclusivo, in cui il nazionalismo siciliano possa trovare espressione e diritto di cittadinanza. Questo partito (o partiti, perché no, non mi piace il partito unico) deve avere un obiettivo solo: mandare rappresentanti in Parlamento a Roma e conquistare la Regione.

Niente di nuovo sotto il sole. Lo fanno il Coordinamento Canario nelle famose isole spagnole, e la Südtiroler Volsk Partei a Bolzano. Per l’indipendenza dello Stato di Sicilia? Certo, ma se non sai difendere nemmeno l’Autonomia, come fai a pensare all’indipendenza? natura non facit saltus.

Bene, e da dove cominci se il sistema di potere parte da Roma e arriva fino al più remoto CAF di quartiere? Cominci dal basso, che vuoi fare? Dai Comuni, dove ci sono persino dalle Circoscrizioni…

Basta poco, basta qualche consigliere comunale, qualche bandierina piantata qua e là per dare voce a una Sicilia che ritengo sia maggioritaria, ma che ancora non riesce a trovare rappresentanza politica.

È la strada che coraggiosamente ha seguito “Siciliani Liberi” e a questo appuntamento non è stata da meno. Dove non è stato possibile, per mancanza di un sufficiente nucleo di militanti o di candidature a sindaco presentabili, niente. Non ho apprezzato il sodalizio del Partito del Popolo Siciliano con la Lega a Marsala, ad esempio. Meglio il passo indietro di Siciliani Liberi. Con la Lega non è possibile alcuna alleanza, neanche elettorale, neanche tattica. Allo stato è e resta un partito nordista dalla testa ai piedi. No, non è questo il pragmatismo percorribile.

Ma, dove è stato possibile, si sono inseriti. Quasi dappertuto in liste civiche o “post-partitiche”, in qualche caso sostenendo sindaci e candidati non propri ma vicini. Un modello da seguire.

Oggi però voglio focalizzarmi su Barcellona PdG, dove questa opportunità si è presentata con Vox Italia.

La candidata di Siciliani Liberi, la preparata e coraggiosa Cristina Catalfamo, nei social mette in evidenza (come nella foto che vediamo), qual è il principale ostacolo a questo ricambio: la legge elettorale!

Il partito unico dei “sultani” del voto si è ritagliata una legge elettorale nei Comuni, a misura di “favore” e di “clientela”, mirata a perpetuare in eterno la propria intermediazione parassitaria, e a bloccare qualsiasi tipo di ricambio.

Nei comuni sopra i 15.000 abitanti, dove il voto cioè assume un significato pienamente politico, si servono di un “tridente formidabile”, che sostanzialmente ammazza il voto d’opinione e premia quello feudale-clientelare. Il “tridente” è dato da:

  1. Numero potenzialmente infinito di liste a sostegno di una candidatura a sindaco;
  2. Trascinamento del voto alla lista al candidato sindaco;
  3. Soglia di elezione ribassata al 40%.

Il paradiso delle clientele non c’è che dire. Una vergogna alla luce del sole. Che il Sicilianismo approdato in ARS dovrà domani immediatamente cancellare. Anche la doppia preferenza di genere serve a scopi di bassa cucina, ammantati dai più nobili propositi, ma la considero un aspetto tutto sommato secondario.

Con il numero 1. (infinite liste) si ha un candidato acchiappa-voti per ogni famiglia, che – senza promettere nulla – farà votare per se amici e parenti stretti, spesso litigando, perché in famiglia ce n’è più d’uno. Il candidato acchiappa-voti, a sua volta è “cliente” di un “patronus” cui deve qualche favore. Alla faccia della democrazia!!

Con il numero 2 l’amico o parente neanche sa che sta votando per il sindaco che poi salirà, ma lo vota. In teoria ci sarebbe il voto disgiunto, ma chi lo sa? E poi sembra quasi di invalidare la scheda con quelle due X. Così il “mammasantissima” dei favori di turno, allestisce 2.000 liste, con 100.000 candidati, e alla fine… sale… senza che lo abbia in pratica votato nessuno.

Con il numero 3. ci si blinda dal peggiore degli spauracchi: il ballottaggio. Eh sì, perché al ballottaggio il cittadino si sente più libero e vota finalmente secondo coscienza. Con una buona scorta di liste il 40% è ben più abbordabile. Come pensate sia salito Orlando a Palermo l’ultima volta? E sarebbe mai salito se fosse andato al ballottaggio?

Questo in generale. Andiamo a Barcellona, di cui non conosco bene i protagonisti ma conosco benissimo i metodi.

Il sindaco predestinato, dell’inossidabile centro-destra schiera la potenza di fuoco di 11 liste. I dilettanti del PD e del M5S (ormai ruota di scorta) per lo meno 3. Unica lista antisistema quella di Sottile, che ne presenta una soltanto.

Secondo voi dov’è il cambiamento? Cosa deve fare un Barcellonese che non è contento di come vanno le cose? Secondo voi ha diritto poi a lamentarsi che “là fuori tutto funziona”, chi poi butta il voto dandolo al cugino o all’amico che si candida? Secondo me no! Secondo me non c’è altra possibilità se non quella di forzare il Consiglio con l’unica lista libera che esiste. Lo dice la logica, l’evidenza, la matematica…

La denuncia di Cristina Catalfamo, che merita davvero di entrare come voce nuova nel Consiglio di Barcellona, è semplicemente vera.

Cosa dovevano fare i Siciliani Liberi a Barcellona, se non appoggiare l’unica lista libera e fare convergere su di essa tutti i loro consensi?

Ebbene, per quanto possa sembrare strano, nel microcosmo dei sicilianisti duri e puri questo sarebbe stato nientemeno che un tradimento, come se “alleanza elettorale”  e “alleanza politica” fossero sinonimi. Come? Vi presentate in un partito che ha nel nome l’odiato termine di “Italia”? Ebbene, secondo me non c’è nulla da odiare nell’Italia, ci mancherebbe, ma soltanto nel regime di sfruttamento coloniale cui lo stato italiano ci ha condannato.

Sottile differenza tra “indipendentismo” e “separatismo”: il separatista è una sorta di autistico politico, non vuole avere a che fare con nessun altro che con i Siciliani e odia; l’indipendentista, convinto della natura nazionale della Sicilia, non lo segue però in questa deriva. Indipendentisti sì, Separatisti mai.

Cosa avrebbe dovuto fare secondo queste correnti esaltate SL? Avrebbe dovuto dire a Cristina: “Cristina, presenta la tua lista, presentati come Candidato Sindaco, fai concorrenza a Sottile. Prenderemo il 3%, non arriveremo in Consiglio noi, e non ci faremo neanche arrivare Sottile e Vox Italia, però vuoi mettere il piacere di essersi presentati tanto per il piacere di averlo fatto?”

Continuiamo il delirio: “Resteremo fuori dal Consiglio, è vero, ma ci siamo stati sempre. E’ bello restare per strada, è bello non poter neanche firmare una mozione, una delibera, un’interrogazione….”.

Io credo che invece la politica si faccia sia fuori sia dentro le istituzioni. E le alleanze elettorali, sia pure eccezionali come questa, vadano fatte.

Credo che questa volta ce la faranno. Lo spero e glielo auguro. Sarebbe l’inizio di una nuova era, non solo per Barcellona ma per tutta la Sicilia.

Intanto forza Cristina! Tutti i Siciliani che vogliono il cambiamento, che non vogliono emigrare, che non vogliono sentire l’umiliazione di una cittadinanza di serie B, o C o D… sono tutti con te.

5 commenti
  1. Antonino
    Antonino dice:

    Prof. Costa con il rispetto che nutro nei suoi confronti, devo tuttavia dissentire. Schierarsi con un partito italiano crea un precedente. Oggi un partito antisistema, ma pur sempre con sede fuori dalla Sicilia, domani cosa si fa? Si stringe alleanza con l’UDC.. Anzi no addirittura sta avvenendo già adesso con l’appoggio di Francesco Calvagna al candidato sindaco UDC di Termini Imerese. UDC che tra l’altro tramite suo grosso esponente siciliano non ha fatto altro che scopiazzare parti della sue proposte (vedasi Carta moneta IRFIS su Palermo Today). Non confondiamo il rispetto per l’Italia con il non voler appoggiare liste di partiti italiani. Non è questione di separatismo o indipendentismo..Io mi ritengo un indipendentista, nutro forte rispetto per gli amici italiani e per la cultura italiana e la sua lingua, non per questo però appoggio chi le catene me le lascia addosso.
    Cordialmente
    Saluti

    • Massimo Costa
      Massimo Costa dice:

      Capisco la presa di posizione di principio e la rispetto. Io però ragiono in politica come Weber (Etica delle conseguenze). Anche a me piacerebbe che Siciliani Liberi presentasse dappertutto candidati e liste proprie. Ma, non essendoci ad oggi questa forza, l’alternativa si riduce ad una sterile astensione. Sarebbe la “compiaciuta attesa del nulla” di cui parlava Tomasi di Lampedusa?
      Se non hai rappresentanti non sei visibile, se non sei visibile militanti e simpatizzanti si stancano… Bisogna pur romperlo questo circolo vizioso. E poi una cosa è l’accordo elettorale (a Termini non c’è, c’è il nostro sostegno unilaterale a una candidatura decisa autonomamente, a Barcellona sì), per di più a livello amministrativo. Un’altra sarebbe un accordo politico a tutto campo, che preoccuperebbe anche me.
      Però, vedi, la vicenda di Marsala, dove a SL è stato offerto un posto, sia con il candidato “clientelare” sia con la Lega, e, pur avendo il candidato e secondo me anche i voti, si è rifiutato, mi fa capire che ancora gli anticorpi contro accordi col demonio ci sono…
      Naturalmente alle politiche o alle regionali è diverso. Con tutta la simpatia per Diego Fusaro, buona fortuna… Anche se penso che i suoi “adepti” in Sicilia siano molto vicini alle nostre posizioni, chissà…
      Non pretendo di averti convinto e ti ringrazio comunque per il commento.

      • Antonino
        Antonino dice:

        Caro Prof.
        Tendenzialmente anche io agisco in base alle conseguenze (Weber), ed infatti riporto un breve estratto che può trovare sulla pagina wikipedia “Aeroporto di Lampedusa”: “L’aeroporto civile fu costruito nel 1968, in seguito all’intervento dell’allora ministro del Mezzogiorno Paolo Emilio Taviani; i lampedusani avevano infatti attuato una singolare protesta, disertando in massa le elezioni”.
        So che addirittura i lampedusani ottennero il dissalatore.
        Pertanto mi permetto di dissentire anche sul concetto che ci vorrebbero rappresentati per essere visibili ed ascoltati.
        Quando il popolo fa sentire la sua voce non ci sono ostacoli insormontabili.
        Per carità non saranno accordi politici, e meno male aggiungo, in quanto il già semplice accordo elettorale laddove messo in piedi, mi mette dei brividi particolari. Il fatto che a Marsala abbiamo rifiutato una poltrona è certamente un fattore positivo, ma ciò non toglie che accordi elettorali con altre realtà con sede legale oltre lo Stretto di Messina, non facciano parte della tipica orbita indipendentista. Questo per me è molto preoccupante. Speriamo come si auspica Lei che ciò non si ripresenti anche alle Regionali, nonostante la stima che nutro nel personaggio Fusaro e nelle sue riflessioni. Ma è davvero un uomo politico, è davvero lui il fulcro di Vox Italia o magari poi si scopre un altro Casaleggio dietro l’ideologo?
        In conclusione le dico, non abbia paura di perdere il suo diritto di rappresentanza, perché il popolo siciliano ha dimostrato a Lampedusa che quando vuole veramente una cosa, (ed anche la storia lo dice) si unisce e la ottiene. Riprenderci la nostra rappresentanza sarà arduo, ma non impossibile se riusciamo a fare ottima e vera propaganda indipendentista in Sicilia. Attacchiamo i sindaci per la loro mancanza di attributi nei confronti di chi dovrebbe restituirci miliardi con la Questione siciliana. E non per altre loro questioni.
        Grazie anche a Lei per la pronta risposta.
        Una buona serata

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