Strage del Pane

Oggi ricorre l’Anniversario della Strage del Pane del 1944.

Il 1944 fu un anno terribile per la Sicilia: riconsegnata da poco all’Amministrazione italiana, come cadeau per aver rovesciato le alleanze ed avere abbandonato la Germania. Dopo che gli Alleati avevano fatto intendere ai Siciliani che la dominazione italiana stava per terminare, tutta l’economia era interrotta. Solo nelle campagne in qualche modo si riusciva a sopravvivere mentre nelle città letteralmente si faceva la fame.

L’indipendentismo era in quel momento fortissimo. Altrettanto forte fu però la repressione dello Stato italiano.

Stato che perse le staffe di fronte ad una pacifica manifestazione di cittadini affamati nel centro di Palermo. In Via Macqueda (allora si chiamava così, non ridete, ricordo ancora la targa con “CQ” allo sbocco in Piazza Giulio Cesare fino agli anni ’90) l’esercito, poi rimasto impunito, sparò ad alzo zero a due passi dal Palazzo della Provincia massacrando la folla.

La strage causò ben 24 morti e 158 feriti, ma naturalmente il Tribunale Militare assolse tutti i militari responsabili di quella che era solo l’ultima delle stragi di stato.

Dal 1861 al 1946 la Sicilia fu sotto dominazione italiana, una dominazione illegittima sotto ogni punto di vista. Durante questa dominazione il dominio si è esercitato con il doppio passo della forza e della corruzione mafiosa.

La mafia era (ed è stata fino a tempi recenti?) lo strumento attraverso il quale lo Stato italiano controllava il territorio. Ma quando era necessario ricorreva anche alla forza in prima persona. Le prime stragi furono quelle degli stati d’assedio degli anni ’60: dalla Rivolta dei Cutrara (1862) fino alla Rivolta del Sette e Mezzo (1866). Poi fu la volta dei Fasci Siciliani, fra le altri si ricordi la Strage di Marineo con 18 morti. Stragi dimenticate, impunite, con le quali poco a poco si piegò la schiena dei fieri siciliani.

Poi la dittatura, e infine la Strage del Pane del 1944, che certamente rinforzò il già potente fuoco separatista che infiammava gli animi in quei giorni.

L’evento, tuttavia, segna anche uno spartiacque. Lo spartiacque tra la monarchia che moriva, con le mani sporche di sangue, e la Repubblica che nasceva, con la sua ipocrisia.

La Repubblica italiana non avrebbe mai più mandato l’esercito a bombardare, a sparare, contro i Siciliani. Almeno, ad oggi non lo ha ancora fatto. Ma avrebbe ucciso la Sicilia a fuoco lento, poco a poco, con l’inganno sui diritti costituzionali, con la solita collusione con la mafia, con l’emarginazione politica, economica e sociale.

E, quando è stato necessario, la strage è venuta,  da qualche altra parte: da Portella della Ginestra alla Strage di Capaci. I veri mandanti, in tutti i casi, mai assicurati alla giustizia.

Oggi noi abbiamo il dovere di ricordare, anche perché lo Stato italiano non ha mai chiesto scusa pubblicamente per tutti gli orrori del colonialismo interno.

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