Vaccino

(continua)

 

Denuncia della censura sulla libertà di pensiero

 

Altro capitolo che si dovrebbe aprire in sede giudiziaria, o in via principale, o come evidenza a supporto di altre cause, è la tolleranza inaudita alla censura in atto. Il servizio pubblico, non è difficile documentarlo, ha un “tema”. Ad esempio in questi giorni il bombardamento pro-vax. Nessuna altra voce dissonante è ammessa al servizio pubblico e nemmeno a quello privato. Attenzione! Non si sta dicendo di dar voce ai “no-vax”. Non ci sarebbe niente di male in un paese libero, ma voglio dare per assunto che i vaccini facciano bene a prescindere, così come tutti i provvedimenti di contenimento sinora adottati.

Ma, quel che è più grave, sono impedite le critiche anche più innocenti e razionali. Qualunque sottile distinguo è radicalmente cancellato dai media, e chi, per sbaglio o per caso, non fosse allineato, è soggetto ad un linciaggio mediatico, con imposizione di scuse pubbliche e ritrattazione ufficiale.

Chi non lo fa viene degradato sul campo, come è capitato a valenti e coraggiosi studiosi che hanno osato esprimere un parere diverso. Il parere si può confutare, ma la scomparsa di queste voci diverse dal dibattito è accompagnata, per quel che poco che se ne parla, spesso affidata al “trolleggio” professionale, non da una confutazione delle idee, ma della persona, che improvvisamente perde tutti i propri titoli accademici o professionali, e diventa un vero “rincoglionito” da dileggiare prima, e da ignorare poi. Se proprio non è possibile, allora si mette totalmente sotto silenzio. Le sue dichiarazioni non sono né commentate, né riprese.

Ma questo è il meno…

Cose ancora più gravi e inenarrabili accadono nei social ed altri strumenti gestiti dalle big tech. Facebook, Youtube, Google, Twitter adottano pratiche di censura sempre più rozze e violente, invocando una “policy” oscura e impenetrabile. Certe volte basta scrivere la parola “sanità” o “vaccino” per incappare nella censura big tech. Essi invocano la proprietà privata (il papa non ha nulla da dire sulle limitazioni necessarie a QUESTO tipo di proprietà privata?) per poter fare quello che vogliono.

Ma stanno operando in Italia! C’è una costituzione da rispettare. Non sono circoli fisici privati. Sono strumenti di comunicazioni ormai di rilievo sociale ed hanno il dovere di rispettare i principi di pluralismo e libertà di pensiero su cui si fonda la nostra Costituzione. La loro policy deve essere soggetta ad un sindacato pubblico. Essi svolgono un servizio pubblico. Cancellare commenti, post, canali e pagine intere, o corredarle da messaggi minacciosi in cui si dichiarano “fake” a loro insindacabile giudizio, non può essere ammissibile in un paese libero.

La legislazione e la giurisprudenza devono adeguarsi alle mutate condizioni tecnologiche. Un tempo anche l’energia elettrica era concepita come un fatto strettamente privato. A un certo punto ci si avvide che era un bene pubblico strategico, nel quale l’iniziativa imprenditoriale privata, concessa, doveva essere sempre soggetta alle finalità pubbliche.

Secondo me, già, ci sono gli estremi per poter costringere, su temi così delicati come quelli inerenti la salute pubblica, a non poter bloccare il dibattito. Non si può neanche per un attimo tollerare che su un tema che potrebbe essere inquinato da forti interessi privati, si lasci solo ai privati il diritto di parola. Sarebbe la morte della democrazia e il trionfo di un ferreo regime oligarchico.

Il ripristino della libertà di pensiero è degno di azione intanto per motivi intrinseci al tema della tutela alla salute. Le idee “false” o “strampalate” vanno confutate scientificamente, non con la censura. Ma va tutelato anche per un motivo di principio, perché riguarda diritti indisponibili della persona che rischiano di essere conculcati. Nell’inerzia dell’esecutivo, che FA FINTA DI NON VEDERE la spaventosa censura, e nel silenzio degli organi di garanzia costituzionale che si assumono la responsabilità di questa deriva autoritaria, bisogna trovare il classico “Giudice a Berlino” che rimetta la prassi vigente nel solco dell’ordinamento liberal-democratico, formalmente non ancora abrogato.

Il tema dell’opacità dell’informazione sarebbe infinito. A quanto ammontano le remunerazioni degli esperti che sono stati arruolati per questo sistema? Come sono stati scelti questi esperti? Perché spuntano sempre le stesse persone a commentare i dati pubblici? Non è neanche lecito porre pubblicamente queste domande e nessuno si soprende di questo.

Come verificare i criteri con cui sono stati selezionati i componenti del CTS e di altri misteriosi organi e consulenti spuntati come i funghi? Dove possiamo trovare i criteri, le loro competenze specifiche, la presenza di eventuali conflitti di interesse? Chi provasse a indagare è bollato come “negazionista” e messo letteralmente a tacere. Siamo al “Ministero della Verità” di orwelliana memoria.

Ogni tanto qualche verità vien fuori, come i 2.000 euro al giorno e quindi un sistema di incentivi al ricovero scandaloso. Poi la notizia improvvisamente sparisce. Nessun giornalista è autorizzato a verificarla, e chi osa riproporla si sente dire “fonte?” dai giornalisti di regime o dai troll di turno. Prima si fanno sparire le fonti, e poi si chiedono le fonti. Forse è un metodo cinese…

 

Il “capitolo” tracciabilità

 

Altro tema che deve essere adeguatamente trattato è quello della “tracciabilità totale”. È ormai evidente che la tracciabilità di ogni spostamento e di ogni transazione dei neosudditi, ex cittadini, è al centro dell’agenda politica, al di là di ogni ragionevolezza. Lo strumento non è unico. Una volta è il patentino elettronico dei “vaccinati”, una volta è la sostituzione totale del cartaceo con le app, un’altra è l’applicazione per controllare le immunità (Immuni), un’altra è la lotta sempiterna al contante. Ma è prevista una data di scadenza di questi strumenti di controllo e tracciamento per quando la “malattia” sarà debellata? No, non è previsto.

La libertà di circolazione, il diritto alla riservatezza, il diritto a un sano anonimato, almeno nelle più piccole delle cose della vita, nel “nuovo mondo” non sono più previste. È proprio così indispensabile sacrificare queste libertà? Che cosa è la “privacy” per la quale riempiamo tonnellate di carta e di firme (spesso inutili) se poi non ce ne resta neanche un briciolo?

Siamo sicuri che tutto ciò sia costituzionale? Che esista sempre una buona intenzione che giustifica ogni limitazione?

Per favore, non diciamo “non ho niente da nascondere”, o “già ci tracciano comunque”. La seconda affermazione è errata. Se sapessero tutto di noi, non cercherebbero di spostare ancora avanti il confine, già assai stretto del controllo. La seconda affermazione è semplicemente stupida. Presuppone un governo totalmente impermeabile a qualunque interesse privato, totalmente democratico, un sistema di controlli perfettamente funzionante per evitare ogni possibile abuso. Solo uno stupido può pensare una idiozia del genere.

La tracciabilità totale è un elemento di valutazione importante, perché si inserisce nella strategia criminale di assoggettazione dei cittadini alle oligarchie finanziarie e farmaceutiche. Ed è un elemento che, opportunamente documentato e contestato nella sua legittimità, va portato alle sedi competenti.

 

Il “capitolo” cure negate

 

Continuiamo a dare lavoro agli avvocati…

Le cure giuste sono negate ed è facile da dimostrare. È come se il sistema avesse bisogno di vittime, di tante vittime. Spunta sulle agenzie di stampa la notizia di un ricercatore che ha trovato un antivirale miracoloso che in pochi giorni fa sparire il contagio? Improvvisamente dopo qualche giorno non ne parla più nessuno. Cure efficaci sono demonizzate e spariscono dalla circolazione. La plasmaterapie, ma la lista è molto più lunga, prima sono demonizzate, poi a denti stretti ammesse ma osteggiate. Qualunque cura che porti a diminuire il grado di allarme sociale non è benvenuta alle autorità sanitarie. Con l’aiuto di specialisti medici non è difficile dimostrarlo PER TABULAS. Dalle autopsie negate, alle cure a casa con la tachipirina, alle ventilazioni fuori luogo, al sistematico fallimento delle cure domiciliari che in quasi tutti i casi risolverebbero il problema.

Siamo alla strage, in sé reato, ma anche al dolo per cui la strage non è fine a sé, ma è strumento indispensabile strategicamente preordinato alla necessità indotta di tracciamento e vaccino totalitario sulla popolazione. Se fossimo in guerra ci sarebbe la pena di morte per questi reati…

 

 

Il “capitolo” statistiche truccate

 

Vogliamo scomodare i giudici per la base dati che viene utilizzata mediaticamente? Anche qui ci sarebbe un bel lavoro.

Da non addetti ai lavori abbiamo scoperto che l’RNA del virus non sarebbe stato completamente isolato. Abbiamo scoperto che basta essere positivi ad un antigene su 4 per essere dichiarati positivi. Abbiamo scoperto che le amplificazioni del tampone sono così estese che alla fine è sempre più facile risultare positivi anche in assenza di qualunque contagio. In pratica questo sarebbe il fenomeno dei falsi positivi, che è utile al disegno criminoso. È utile perché così aumenta l’allarme sociale (poco importa se questo comporta un’incidenza di reali malattie e ricoveri bassissima, quella poi la metteremo a tacere con una buona informazione distorta che non sottolineerà questa contraddizione), perché così confiniamo in casa o in “Hotel Covid”, migliaia di persone sane, favorendo così la percezione di una vera e propria paralisi del sistema economico e sociale. Interi uffici e servizi paralizzati per settimane, o classi in quarantena, perché “Uno era positivo al tampone”. A parte il fatto che questo sembra essere finalizzato al “reset” economico di cui diremo più avanti, intanto è funzionale alla strategia del terrore.

Secondo alcuni, invece, il tampone avrebbe il difetto opposto, cioè quello della “falsa negatività”. Non abbiamo medici realmente indipendenti a verificarlo, ma in ogni caso questo dovrebbe destituire il metodo del tampone, sul quale sono spese risorse immani, di ogni credibilità, e invece… E oltretutto, se fosse vero che il problema fosse quello opposto delle false negatività questo farebbe ancor più precipitare la pericolosità del virus a livelli del tutto insignificanti. Anche sulle persone contate due volte come positive perché hanno fatto due volte il tampone (dato accertato in passato) ci sarebbe molto da indagare.

Il dato dei ricoveri è pure falsato. Intanto dagli incentivi al ricovero di cui si è detto, alla catalogazione di un ricovero come ricovero Covid, ma soprattutto dal procurato allarme che fa affluire ai pronto soccorso anche i casi meno gravi, con danni a coloro che avrebbero bisogno di un ricovero per altre patologie e che invece sono disincentivati a farlo.

Ma, se i tamponi ampliano oltremodo i dati, chi ci garantisce che i dati sui ricoveri non mischiano tra loro malati di covid e malati “positivi al covid”? Nessuna indagine indipendente pare sia consentita.

La propaganda di regime dice solo “venitevi a fare un giro nei reparti”. Ma sono davvero così aperti i reparti? I cittadini possono mandare medici periti di parte a controllare le cartelle cliniche e le terapie adottate? Credo proprio proprio di no….

E per finire i morti. I morti con il covid, e non “di covid”. Su questo la coltre di disinformazione di regime è palese. Checché ne dicano gli ideologi di regime ci sono conti che non tornano. Troppi morti di Covid fuori dalle terapie intensive: qua o non si curano i malati che ne hanno realmente bisogno o si registrano come morti di covid quelli che non lo sono ma che erano positivi al tampone e hanno avuto almeno un colpo di tosse.

Le contraddizioni si vedono di più quando le ondate di ricoveri, anche in terapia intensiva, relativamente più attendibili, scendono mentre i morti continuano a salire imperterriti. Man mano che il virus diventa endemico, innocentemente endemico, andiamo verso il 100% di morti per Covid e zero per tutte le altre cause.

Nessun giudice indaga sul fatto che quest’anno sono scomparsi i morti di influenza comune o di altre malattie polmonari. È mai possibile? Nessun Giudice indaga sul fatto che, a parte marzo, dove probabilmente abbiamo assistito ad una strage di stato, i morti sono praticamente gli stessi di anni passati, intendo i morti in generale, o hanno insignificanti oscillazioni, ma si muore soprattutto di Covid. E, laddove invece l’oscillazione negativa c’è e sia significativa, nessun giudice indaga sulle morti per mancate cure dovute al Covid su altre patologie, o per motivi psichiatrici (suicidi) indotti dal Covid o dalla crisi economica.

Capisco che per questo capo d’accusa ci voglia un po’ di attività di intelligence, prima di chiedere giustizia. Ma il nostro ideale studio legale si deve attrezzare o no? Qua abbiamo a che fare con gangster di prima specie, e si deve essere all’altezza della situazione

 

(segue)

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